AFFITTI CONCORDATI, NUOVO ACCORDO TERRITORIALE PER IL FRIGNANO

Pubblicata il: 04 Novembre 2016

Il documento sottoscritto da SUNIA, SICET, UNIAT e ASPPI aggiorna e semplifica i criteri per le locazioni a canone concordato. Una risposta concreta al problema casa, nata dal dialogo tra sindacati degli inquilini e associazioni della proprietà immobiliare.
(Modena, 4 novembre 2016). E’ stato firmato lo scorso 28 ottobre il nuovo accordo territoriale che regolerà i contratti di affitto a canone concordato nei comuni del Frignano (Pavullo, Fanano, Fiumalbo, Lama Mocogno, Montecreto, Pievepelago, Polinago, Riolunato, Serramazzoni, Sestola);
sulla scia degli analoghi accordi stipulati a gennaio per il comune di Modena, a maggio per i comuni delle Terre d’Argine, a giugno per l’Area nord, a luglio per il Distretto di Castelfranco, a settembre per l’Unione Terre di Castelli e in questi giorni anche per il Distretto ceramico.
Firmato dai sindacati degli inquilini SUNIA (Cgil), SICET (Cisl), UNIAT (Uil) e da ASPPI, l’Associazione che tutela la piccola e media proprietà immobiliare, il documento va a sostituire il precedente che risaliva al 2005 ed è volto a stabilire canoni mensili più coerenti con l’attuale situazione immobiliare, semplificando e aggiornando i parametri che portano alla definizione dei contratti.
Una delle principali novità introdotte dall’accordo è la riduzione delle zone in cui vengono suddivisi i dieci comuni di montagna: dalle precedenti tre-quattro aree/criteri si passa a due zone OMI secondo i principi stabiliti dell’Agenzia del territorio.
Le nuove aree in cui risulta suddiviso il territorio divengono:
zona Centro,
zona Suburbana – Rurale.
Questa nuova suddivisione si unisce alla rimodulazione delle fasce di oscillazione del canone mensile. Per i comuni di montagna la riduzione è molto più importante che in pianura: da un minimo del 50 al massimo dell’80%. La modifica si è resa necessaria per recepire l’attuale valore di mercato degli immobili, purtroppo in contrazione, in particolare per la montagna, per varie ragioni, sia recenti che di lungo periodo.
Viene superato inoltre il vecchio criterio delle aree di minore o maggiore pregio.

Il nuovo accordo territoriale aggiorna infine i parametri per la determinazione del canone: vista l’evoluzione del patrimonio edilizio e della situazione generale, è stato tolto il criterio del riscaldamento, oggi di fatto presente praticamente tutte le abitazioni, e sono stati aggiunti sei ulteriori parametri relativi alla sicurezza, al risparmio energetico, alle ristrutturazioni, ai cortili e alle aree ortive, cercando anche di semplificare la descrizione dei parametri stessi.
Esempio di contratto mensile a canone concordato in base ai nuovi accordi territoriali, per un appartamento nei centro abitato di Pavullo, con dimensioni comprese fra 51 e 70 mq:

fascia minima (meno di 5 parametri oggettivi): canone concordato min. 290 / max. 330 euro mese
fascia media (5 parametri oggettivi: min. 330 / max. 370 euro mese
fascia alta (oltre 5 parametri oggettivi): min. 370 euro / max. 410 euro mese

Esempio di contratto mensile a canone concordato in base ai nuovi accordi territoriali, per un appartamento nel centro abitato di Lama Mocogno con dimensioni comprese fra 51 e 70 mq: fascia minima (meno di 5 parametri oggettivi): canone concordato min. 250 / max. 280 euro mese fascia media (5 parametri oggettivi: min. 280 / max. 310 euro mese
fascia alta (oltre 5 parametri oggettivi): min. 310 euro / max. 340 euro mese ASPPI e i sindacati degli inquilini sottolineano l’importanza strategica di questo nuovo accordo per i comuni dell’Unione Terre di Castelli, che segue con coerenza i principi e le novità già introdotte a Modena, a Carpi, a Mirandola, a Castelfranco, a Vignola e a Sassuolo, fornendo un quadro
aggiornato e chiaro per una tipologia di affitto sempre più importante per il nostro territorio.
I canoni concordati infatti sono strategici per calmierare il mercato della locazione: da un lato permettono a molte famiglie di usufruire di un affitto a costi sostenibili e adeguati al proprio reddito, e dall’altro prevedono una fiscalità agevolata per i proprietari (cedolare secca al 10%, riduzione dell’IMU del 25% e una detrazione fiscale più elevata, sia per i proprietari che per gli inquilini).
SUNIA, SICET e UNIAT, insieme ad ASPPI, commentano favorevolmente il risultato raggiunto e chiedono congiuntamente alle Amministrazioni pubbliche di continuare seguendo la strada intrapresa, mettendo in campo tutti gli strumenti di loro competenza sul fronte abitativo: sostenere l’edilizia residenziale pubblica aumentando il numero degli alloggi a disposizione,
migliorare le manutenzioni, ripristinare in forma permanente con risorse adeguate il fondo sociale per l’affitto, promuovere politiche di prevenzione agli sfratti per morosità incolpevole, aumentare il numero degli alloggi destinati dell’Agenzia Casa, sostenere interventi di aiuto alle famiglie più fragili, aggiornare le politiche dei PEEP e ridurre il carico fiscale (IMU) sugli immobili.
La firma del documento rimarca come attraverso il dialogo tra i sindacati degli inquilini e le associazioni della proprietà immobiliare sia possibile giungere a risposte concrete sulle problematica della casa.

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